Ente proponente Associazione Culturale Malatesta

Compagnia Rosvita Pauper

 

IL VIVAIO

Se ci amassimo quanto ci odiamo lo sai che bello

 

un progetto di Martina Badiluzzi e Giorgia Buttarazzi

regia Martina Badiluzzi

drammaturgia Martina Badiluzzi e Giorgia Buttarazzi

attori Martina Badiluzzi, Alberto Baraghini, Samuele Chiovoloni, Ludovico Rohl

ambiente sonoro Samovar

 

 

“Che oggi il giardino lo si venda o no, cambia qualcosa? Per voi tutto questo è superato. Tornare indietro è impossibile: l’erba ha cancellato la strada. Si calmi, signora cara. Non bisogna farsi sempre illusioni. Bisogna, almeno una volta nella vita, guardare in faccia la verità”.

A. Checov “Il giardino dei ciliegi”

 

 

Scrivere il proprio passato cercando di ricostruirlo con la memoria delle cose. Riattraversare l’infanzia in maniera analogica scoprendo che c’è stato un tempo che lasciava traccia.

Diari, fotografie, registratori o musicassette con incise le nostre voci che introducono la canzone che amavamo da adolescenti. L’anello di famiglia che dovrò regalare alla mia fidanzata. La riflessione di una generazione che sa cosa vuol dire lasciare traccia ma che al contempo non ne lascerà alcuna. Non una cartolina né una lettera d’amore. Scavando tra le macerie della casa delle cose di famiglia è scritta una storia sconosciuta, un enigma indispensabile da risolvere per trovare una qualche identità. Una generazione stordita che non ha un nemico con cui prendersela, nemmeno i padri o le madri bastano più per scrivere un dramma veramente contemporaneo. Fratelli di sangue e non, tutti senza fede.

Ci sono solo una casa di famiglia, la morte di un parente stretto e un terreno, un’attività dimenticata di cui non si è tramandato il mestiere e tre fratelli, forzati dalla burocrazia a condividere una giornata. All’imbrunire, tre fratelli, decidono di fare il funerale alle loro identità sghembe e di seppellirle nel giardino della casa di famiglia.

La ricerca riguarda l’attesa di tre esseri umani che aspettano di scoprire che pianta nascerà sulla propria tomba, un’identità floreale.

 

 

BIOGRAFIA

Martina Badiluzzi e Giorgia Buttarazzi iniziano la loro collaborazione all’interno del Collettivo SCH, gruppo formato da artisti della scena romana. Nel 2015 debutta, con il sostegno del Forum di Cultura Austriaca e dello spazio performativo Carrozzerie n.o.t., Fäk Fek Fik - le tre giovani - Werner Schawb, con la regia di Dante Antonelli di cui Martina Badiluzzi è anche interprete e autrice. Lo spettacolo vince i premi al miglior spettacolo, miglior drammaturgia originale e migliori attrici protagoniste per le tre interpreti al Fringe Festival di Roma. L’idea di costituire un nuovo gruppo di lavoro e di ricerca performativa, si concretizza nel progetto di scrittura originale, IL VIVAIO - e se ci amassimo quanto ci odiamo lo sai che bello, che debutta in forma di corto e si classifica finalista a Shortlab 2017, premio nato sotto la guida di Massimiliano Bruno al Cometa off di Roma. In quest’occasione il progetto si arricchisce della collaborazione di Samuele Cestola aka Samovar, già compositore dell’ambiente sonoro per la Trilogia Werner Schwab quest’anno presente al Roma Europa Festival.

©Copyright Valli del Natisone - Through Landscape | All Rights Reserved /// Privacy /// Graphic designer francescocotroneo.it